Fissazione mini-invasiva con chiodo K e vite per fratture del calcagno
1. Diagnosi
Esempio di immagine: La TC mostra una frattura dislocata della faccetta posteriore come un singolo frammento, trattabile con elevazione e fissazione mini-invasiva mediante vite lag subcondrale.

2. Approccio chirurgico
Può essere utilizzato l’approccio del seno tarsale oppure un approccio laterale mini-invasivo.
3. Riduzione
Preparazione preoperatoria
Il paziente è posizionato in decubito laterale. Sotto controllo del fluoroscopio, un perno di Steinmann viene inserito nella tuberosità posteriore del calcagno per fungere da joystick nel ripristino della lunghezza del calcagno.

Elevazione del frammento depresso
Sotto guida fluoroscopica, viene eseguita una piccola incisione (ad esempio, approccio sinus tarsi) sulla zona centrale della frattura. Viene inserito un elevator periostale per sollevare il frammento depresso e ripristinare la congruenza articolare.


Mantenimento della riduzione
Viene utilizzato un distrattore per assistere nel mantenimento della riduzione e viene eseguita una fluoroscopia per confermare un’adeguata riduzione.

Esempio di immagine: Immagine fluoroscopica che mostra il sollevamento della faccetta posteriore mediante distrattore attraverso un’incisione di 3 cm.

Successivamente vengono inseriti chiodi K o viti per fissare la riduzione; un sostituto osseo può essere inserito nella lesione per stabilizzare i frammenti e favorire la guarigione.

4. Fissazione
Fissazione con chiodi K
Le radiografie postoperatorie mostrano il ripristino dell’angolo di Böhler, con chiodi K inseriti dalla tuberosità posteriore nella faccetta posteriore e sostituto osseo che riempie la lesione (mediante un’incisione di soli 2 cm).
Le immagini mostrano la faccetta posteriore ridotta in due proiezioni, fissata con chiodi K.

Fissazione con vite o piastra
Oltre ai chiodi di Kirschner, per la fissazione possono essere utilizzati anche viti percutanee o placche.

5. Gestione postoperatoria
Inizialmente viene applicato un ingombrante steccato posteriore per mantenere la caviglia in posizione neutra, con sollevamento intermittente dell’arto interessato.
Gli esercizi per il recupero dell’escursione articolare della caviglia vengono avviati già 2–5 giorni dopo l’intervento. Viene effettuata una pulizia regolare per prevenire infezioni del tratto cutaneo dei chiodi.

Rimozione dei chiodi di Kirschner: non prima di 6 settimane (l’immagine di esempio mostra lo stato dei chiodi di Kirschner a 6 settimane).
Carico: ritardato fino al termine della rimozione dei chiodi, a 6 settimane.
Controlli radiografici di follow‑up: radiografie laterali e assiali vengono eseguite a 6, 12 e 26 settimane dal trattamento.
